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La scultura di Michelangelo Buonarroti
Tra tutte le attività svolte da Michelangelo Buonarroti (architetto, pittore, scultore, umanista e letterato), quella scultorea è certamente la sua prediletta. E’ noto che egli affermava di provenire da un paese di “scultori e scalpellini”, d’aver succhiato dalla balia parimenti il latte e la capacità di scolpire. Egli arriva a scrivere che non esiste idea che non si possa esprimere nel marmo. E’ lui stesso a scegliere il marmo bianco di Carrara sul quale lavorare: senza ricorrere al lavoro degli scalpellini, fa tutto da solo, togliendo il materiale superfluo nel quale, secondo il suo pensiero, si nasconde l’opera d’arte. Da anziano, prossimo alla morte, egli continua a scolpire la pietra. Sin da ragazzo, la sua predilezione lo porta ad aderire alla libera scuola di scultura e di copia dall’antico nei giardini di San Marco, voluta da Lorenzo de’ Medici, che lo accoglie in casa sua “non altrimenti che come un figliolo”. Il Vasari racconta che, all’uscita da questi giardini, Michelangelo si imbattesse in Pietro Torrigiani, geloso del suo talento e delle preferenze accordategli da Lorenzo il Magnifico, e che questi lo colpisse con un pugno. L’aggressione - che Cellini sostiene, invece, avvenisse fuori dalla Cappella del Carmine - gli procura la rottura del naso e gli lascia il segno, ma è causa dell’esilio del Torrigiani da Firenze. Michelangelo, ancora molto giovane, ha la fortuna di entrare a far parte del circolo neo platonico del Magnifico, lavorando con artisti quali Ghirlandaio e Bertoldo. In qualità di scultore egli è, inoltre, appassionato studioso ed autodidatta. E’ nota, infatti, la sua ammirazione per Jacopo della Quercia e il suo studio del San Petronio a Bologna. La sua prima opera - risalente a quando è appena sedicenne - è la “Madonna della Scala”, nella quale con evidenza Michelangelo è già padrone dello “stiacciato”, tecnica mutuata da Donatello, che tende a deformare le figure in latitudine per dar loro potenza. Dello stesso periodo (1490 circa) è la “Battaglia dei Centauri”. Il tema è greco classico e potrebbe sembrare un’esercitazione, ma l’idea originale del “contrapposto”, particolare concezione plastico dinamica, è già visibile, così come l’assenza di prospettiva geometrica per cui le figure emergono liberamente dal marmo. La prima scultura a tutto tondo è un “Ercole” del 1492, che l’artista realizza nella casa paterna, in cui rientra alla morte del Magnifico. L’opera, inviata in Francia nel XVIII secolo, è andata perduta. Nel 1494, il Buonarroti si reca a Venezia e poi a Bologna, dove studia il della Quercia e il dell’Arca e realizza tre piccole statue per l’Arca di San Domenico nella medesima chiesa. Quando, per breve tempo, egli fa ritorno a Firenze, scolpisce il “Cupido dormiente”. L’opera, oggi perduta, sembra sia la causa del primo viaggio di Michelangelo a Roma. Un truffaldino mercante d’arte vende, dopo averne simulato il ritrovamento, la statua come antica al Cardinal Riario. Il prezzo ricevuto è molto superiore a quello corrisposto all’artista, tanto che egli giunge a Roma nel 1496, per chiarire la faccenda anche agli occhi del compratore. Michelangelo scrive subito di Roma “mi pare che ci siano molte belle cose”, facendo riferimento alla collezione del Cardinal Riario. E’ soprattutto il “Torso del Belvedere”, frammento ellenistico che rappresenta Apollo, ad attirare l’attenzione di Michelangelo: fonti affermano che egli vi sosta davanti per ore ogni giorno. Da questa suggestione deriva forse il “Bacco”, oggi al Bargello, commissionato dal Riario e comprato da Jacopo Galli. Il “Bacco” segue i canoni delle proporzioni di Policleto. Qui il classicismo è ancora esteriore, mentre trova la sua idealizzazione nella “Pietà” di San Pietro.
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